I quartieri e i comitati. Amsicora, il mio quartiere.

Io sono nato e cresciuto a Stampace, ho lo studio a Is Mirrionis ma abito nel quartiere Monte Mixi – Amsicora. Bel quartiere, da alcuni considerato borghese, ma che avrebbe tante cose da migliorare sui temi della socializzazione.

Anche qui, come nelle parti della città che hanno avuto sviluppo negli anni settanta, la popolazione è invecchiata e, per strada, si vedono prevalentemente persone anziane, poche. Tendenzialmente, si è anonimi e non si vive il sano rapporto, amichevole e di scambio, che si dovrebbe invece intrattenere con la comunità di vicinato.

Le cose da fare sarebbero tantissime e non mancano certo le risorse urbanistiche. Tuttavia, oggi, qui, parliamo di associazioni volontarie e aggregazione sociale.

A Monte Mixi il centro di aggregazione, si fa per dire, sono i loggiati di via Rockfeller, frequentati prevalentemente dai pensionati dei palazzi attorno, che siedono al bar o nelle panchine dei giardinetti, e dai ragazzi dell’Etnico Caffè o dai clienti di Vela Shop, questi ultimi provenienti dal resto della città. Il salottino di vimini, gentilmente offerto da Mariano Diaz, sotto i portici, andrebbe ampliato e frequentato con minore timidezza.

I campetti comunali e le palestre attorno al Palasport possono essere considerati pertinenze dell’intera città e non del solo quartiere. Le due chiese Bonaria e San Pio X, così come un po’ ovunque, sono i centri di aggregazione più attivi, raccolgono i ragazzi, soprattutto i meno abbienti e offrono loro un minimo di giochi e ricreazione con gli scout, la radio, i campetti etc.

Il Comitato Amsicora 2020, animato da Gianfranco Damiani, è una piccola realtà che ha svolto diverse attività, soprattutto attorno ai locali della scuola di via Venezia, grazie anche alla disponibilità dei dirigenti. Orto Didattico 2014; aPeis sulle scuole Randaccio e Is Guadazzonis; l’apertura dell’Orto durante le estati 2014 e il 2015; donazione dei prodotti dell’orto a Caritas; Murales elogico sulla via Reggio Calabria; Microcircuito per educazione stradale; pulizia dei giardini delle scuole in collaborazione con i ragazzi ANFFAS; proposta di riqualificazione sostenibile del quartiere come bretella tra Monte Urpinu e Molentargius; petizione per la costituzione di una AREA 30 (mobilità sostenibile); richiesta della Palazzina del Comandante per farci un Centro di Riferimento per il Quartiere; richiesta degli spazi presso la Randaccio per la realizzazione di un CAMPO Estivo 2016…

La FIAB, in via Baccelli, con Virgilio Scano e Valter Pisano (giusto per ricordarne due)  è molto attiva nel campo della mobilità sostenibile e di altre attività sociali in coworking presso la loro sede…

A partire da queste e altre realtà, un bravo amministratore locale, dovrebbe porsi l’obiettivo di metterle in contatto per coordinare in qualche modo dei processi che riducano l’impronta attuale di dormitorio e migliorino il senso di appartenenza e comunità.

Animare il quartiere e creare momenti di scambio e quindi uno degli obiettivi che la politica locale dovrebbe porsi, affiancandosi alle associazioni locali, scuole e parrocchie, e a tutto ciò che può generare empatia e rapporto sociale, compreso il salottino sotto i portici.

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LA CITTA’ METROPOLITANA. Lo Statuto è stato licenziato. Promemoria per Piergiorgio e per tutti noi sull’agenda immediata

Lunedì 23 maggio 2016 la Conferenza Metropolitana (dei Sindaci della Città Metropolitana di Cagliari) ha approvato atto costitutivo e Statuto che governeranno il neonato ente voluto dal legislatore sardo con la L. R. n. 2/2016.

27 articoli, alcuni di contenuto altamente “programmatorio” altri piuttosto asciutti, per l’atto fondamentale di autonomia del nuovo ente di area vasta metropolitano.

La nota di maggior rilievo è la previsione dell’elezione diretta del Sindaco e del Consiglio metropolitano, che peraltro hanno bisogno di un’ulteriore base legislativa nazionale e regionale prima di potere essere operativi. Per cui di elezione diretta si parlerà non prima, se va bene, delle elezioni del 2021.

La Città metropolitana nasce per dare una risposta di maggiore efficienza ed efficacia alla domanda di servizi e funzioni della conurbazione cagliaritana.

Il suo “atto fondamentale” sarà il piano strategico, un documento ancora non giuridicamente obbligatorio e formalmente prescritto dal D. Lgs. n. 267/2000 che disciplina anche le Città Metropolitane. Ma con esso i Sindaci dell’area vasta hanno inteso coordinare la loro azione amministrativa per l’allocazione più razionale degli investimenti sul territorio di competenza.

Peraltro la Città metropolitana deve, in ossequio alla L. R. n. 2/2016 (artt. 17 e ss…) proseguire e portare avanti la quasi totalità delle funzioni e dei servizi attualmente gestiti dalla Provincia di Cagliari (in materia di viabilità, edilizia scolastica, pubblica istruzione, ambiente, agricoltura, protezione civile, alcuni interventi di coordinamento delle politiche sociali, servizi per l’immigrazione (la provincia è titolare di un progetto SPRAR). La provincia, liberatasi delle risorse umane che al suo interno erano impegnate nei servizi per l’impiego provinciali (per essere le stesse passate alla Nuova Agenzia sarda per le Politiche attive del Lavoro) conta circa 240 dipendenti (dopo i numerosi prepensionamenti attivati in questi mesi) che implementeranno la dotazione organica della Nuova Città Metropolitana.

Allo stesso tempo la Città metropolitana, se non vuole subito trascinarsi addosso l’accusa (immediata) di costituire un nuovo carrozzone politico incapace di erogare servizi alla popolazione, deve da subito proporsi come strumento a servizio dei comuni membri, per esempio diventando immediatamente la centrale di committenza unica (per le gare sopra-soglia) richiesta dal nuovo D. Lgs. n. 50/2016 – Nuovo codice dei contratti; e costituendo, oltre che la nuova piattaforma politico amministrativa per le grandi linee di sviluppo strategico dell’area vasta, anche la grande Unione dei comuni d’area vasta che gestisce servizi associati per conto dei comuni membri.

Ciò vorrà dire anche cessione di sovranità “politico amministrativa” dai comuni alla città metropolitana per l’organizzazione, la cura e la gestione di numerosi servizi, così da realizzare economie di scala e semplificazione amministrativa.

Lo statuto avrà certamente bisogno di un intervento di manutenzione immediata, da parte della prossima Conferenza metropolitana che uscirà dalle elezioni amministrative del 5 giugno.

Risulta carente infatti nella parte relativa alle funzioni e servizi che effettivamente dovranno essere curati dall’ente. Sull’”oggetto sociale” è necessario che la politica scenda più nello specifico, per evitare di lasciare l’ente nel “vuoto operativo”.

Altra questione importante della città metropolitana sarà quella relativa alle sue disponibilità di bilancio. Come è noto essa dovrà portarsi dietro la crisi di bilancio attualmente sofferta dalle province. Nello specifico della provincia di Cagliari la manovra del governo ha imposto il riversamento nelle casse dell’erario di circa 34 milioni di euro nel corso del 2015 e analoga cifra dovrà essere garantita nel presente esercizio.

Se pensiamo che le tre maggiori voci di entrata corrente della Provincia di Cagliari oggi sono :

- il fondo unico regionale (nel 2016 pari a poco più di 12 milioni di euro)

- la quota di pertinenza provincia dell’IPT (imposta provincia sulle trascrizioni) circa 10 milioni di euro

- la quota parte dell’imposta sulle assicurazioni per RC auto circa 18 milioni di euro

 

a fronte di un globale di spesa corrente nel 2014 di poco più di 60 milioni di euro (ad oggi nettamente diminuita) è facile rendersi conto dei problemi che la nuova Conferenza Metropolitana e il nuovo Consiglio dovranno affrontare subito dopo l’estate

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Il servizio dell’EDILIZIA PRIVATA nel Comune di Cagliari

Premessa

L’edilizia, pur in tempi di crisi e in una città che ha finito un ciclo di espansione disordinata e veloce, è ancora oggi una delle attività di maggior importanza economica.

Avere un’ottimale gestione dei rapporti fra utenza pubblica, professionisti, addetti, proprietari immobiliari e singoli cittadini è uno degli scopi che qualsiasi amministrazione comunale dovrebbe perseguire.  Così è stato anche per l’amministrazione uscente ma, dall’analisi dei risultati, dalla situazione degli uffici a contatto con il pubblico e dalle relazioni delle associazioni dei tecnici e delle imprese, figura si sia al contrario verificata una regressione dei servizi.

Archivio

Uno dei comparti principali dell’ufficio Edilizia Privata è l’archivio di tutte le pratiche presentate nell’ultimo cinquantennio.

Un fabbricato, un’unità immobiliare, il territorio nel suo complesso, sono entità che si evolvono e si trasformano,  ma contrariamente a quanto avviene in natura, nel caso del territorio e dell’edilizia ogni trasformazione, o quasi, è oggi soggetta a controllo e autorizzazione.

Ogni autorizzazione passa pertanto dalla verifica del pregresso dei lotti, degli edifici e delle singole unità e della loro conformità alle norme e a quanto dichiarato. Ne consegue che un archivio non gestito con tecniche moderne, informatiche e con procedure ben definite, non può essere soddisfacente.

Chiunque può immaginare quale sia la dimensione degli archivi dell’edilizia comunale e quanti fascicoli, pratiche, disegni e concessioni vi siano conservate. Ma mentre in Italia, a livello centrale, sono stati digitalizzati archivi fondamentali come quelli del Catasto e dei Tribunali, quello del nostro Comune è tutt’ora in formato cartaceo.

Quest’enorme mole di carta è gestita da un dipendente stabile e da gruppi di assunti per periodi non superiori a qualche mese, con i risultati e continuità di servizio che tutti possiamo immaginare.

Il Front Office: interazione con il pubblico.

Nel corso degli anni la normativa edilizia è diventata sempre più complessa e di difficile interpretazione, spesso soggetta alla discrezionalità degli uffici, o addirittura del singolo funzionario responsabile della pratica.

Questo comporta l’incertezza e le difficoltà, anche per i professionisti addetti ai lavori, di redigere le pratiche secondo schemi certi e definiti.

Nell’era moderna, dell’informatica e dell’industrializzazione del lavoro, le grandi organizzazioni tendono a dotarsi di sistemi avanzati di gestione, di qualità, ambientali, etici, e di varie altre tematiche; per cui le responsabilità, le procedure e le documentazioni che le ordinano, diventano certe e tracciabili. Se tali sistemi fossero gestiti in maniera informatica e veicolati on-line sulla piattaforma Internet, i vantaggi per la comunità sarebbero assolutamente intuibili.

Anche nel comparto dell’edilizia privata, la soluzione ideale sarebbe pertanto quella di dotarsi di un sistema in cui il rapporto diretto fosse limitato al minimo e ai casi inusuali in cui il ricorso allo strumento informatico risultasse particolarmente difficoltoso.  In questo senso il Legislatore ha disposto l’obbligo d’istituzione del SUE, Sportello Unico dell’Edilizia.

Due anni fa il Comune di Cagliari ha bandito il servizio di realizzazione di tale sportello e del relativo software gestionale. Lo stato attuativo di questo procedimento non è ancora noto e visibile, e non si ha peraltro cognizione di un suo prossimo avvio.

La costruzione del sistema informativo territoriale e gestionale, con il collegamento degli oggetti geo- referenziati all’archivio delle pratiche, in itinere da un ventennio, è ormai leggenda metropolitana ma non risulta che neanche stavolta si sia riusciti a renderne funzionale neanche una piccola parte.

A causa dell’incapacità di realizzare in tempi accettabili il SUE, il servizio front office di ricevimento del pubblico – finalizzato al chiarimento delle procedure e all’informazione sullo stato delle pratiche-, appare più come un “PRONTO SOCCORSO” che come un moderno Ufficio di Relazione con il Pubblico. In esso è purtroppo all’ordine del giorno assistere a diverbi fra addetti e cittadini esasperati, in merito alle più svariate questioni.

Se da un lato assistiamo alle difficoltà interpretative dei tecnici esterni, dall’altro vediamo il gruppo dei funzionari  interni che, in mancanza di certezze e davanti alla possibilità di essere chiamati a rispondere per cause e nefasti effetti non dipendenti dalla loro volontà o eventuale inefficienza, sono costretti ad agire in una logica difensiva.

Ciò significa che il privato, anche quando non necessario, è costretto ad assumersi la responsabilità di qualsiasi dichiarazione autocertificante richiesta, a volte assolutamente astrusa e di difficile interpretazione, altre volte ovvia ed inutile perché i dati relativi sono già presenti negli atti e nelle informazioni a disposizione dell’ufficio  cui si sta presentando l’istanza .

In conclusione il funzionario tende a deresponsabilizzarsi e temporeggiare, incrementando, suo malgrado, i tempi di accoglimento, istruttoria e definizione della pratica.

Procedimenti minori e opere interne

Esistono tutta una serie di procedimenti per i quali il pubblico si rivolge all’ufficio nonostante non ve ne sia formale necessità. Anche in questo caso la causa è da ricercarsi nell’incertezza normativa e nella paura di incorrere, anche in tempi successivi, nelle sanzioni o nei danni di un procedimento sbagliato.

E’ evidente che il combinato di tutti questi fattori causa un “avvitamento” neghittoso del sistema che in questi anni ha peggiorato la pur minima efficienza del passato.

A questa si è aggiunta la Legge Regionale 8 / 2015 (“Norme per la semplificazione e il riordino di disposizioni in materia urbanistica ed edilizia e per il miglioramento del patrimonio edilizio”) ha prodotto una serie di variazioni alla normativa edilizia e urbanistica. Tali nuove norme di salvaguardia, in attesa dell’emanazione della nuova legge urbanistica regionale -atto non ancora portato all’attenzione della Giunta-, rivestono carattere generale con propria struttura e efficacia temporale di lungo termine. Tuttavia il titolo della legge contrasta con gli articoli nella stessa contenuti, spesso antitetici alla tanto decantata “semplificazione” e che altrettanto spesso determinano addirittura una maggiore “complessità” procedurale. Si pensi al caso delle cosiddette “opere interne” disciplinate, prima dell’entrata in vigore della legge 8, dall’art. 15 della Legge 23/1985. Gli interventi ricadenti in quella fattispecie non erano subordinati alla presentazione di alcun tipo di elaborato tecnico, se non limitati alla produzione di una semplice “comunicazione”. Oggi a seconda della complessità delle opere interne -ma potremmo dire nella stragrande maggioranza dei casi-, la loro esecuzione comporta la presentazione di una vera e propria pratica edilizia secondo la modalità della SCIA , procedura introdotta nell’ordinamento edilizio della Regione Sardegna proprio dalla Legge 8.  Questo cambio di prassi amministrativa delle opere interne, ha conseguentemente  provocato una complessità e allungamento delle pratiche edilizie con inevitabili ripercussioni in termini di maggiorazione dei costi per la realizzazione dell’intervento e in termini di responsabilità da parte dei professionisti chiamati oggi ad asseverare situazioni non previste dal precedente art. 15 della Legge Regionale 23/85.

Tutto questo ha comportato, per il solo Comune di Cagliari, l’accumulo in giacenza di ulteriori 3500 pratiche edilizie, ed un contestuale problema che si sarebbe potuto evitare con un po’ più d’accortezza.

Si può facilmente intuire quale sia lo stato d’animo di operatori e funzionari d’ufficio davanti a questo spettacolo e quali conseguenze per l’economia della città determini lo stato di cose sin qui evidenziato.

Osservatorio Edilizia Privata del Comune di Cagliari – OEP

Primi in Italia, il Comune e gli ordini professionali hanno istituito un tavolo di confronto per il miglioramento del servizio. Nel link  del comune di Cagliari si possono reperire i verbali delle riunioni svoltesi nel corso di un intero anno.

Tuttavia i risultati pratici di questa virtuosa iniziativa non si sono concretizzati e nessuna, o quasi, delle indicazioni date, ha avuto riflessi pratici.

Si è persa quindi un’occasione che dovrà invece essere ripresa con la prossima consiliatura.

I rapporti interni

Qualsiasi sistema di gestione prevede che la sua stesura e costruzione debba attuarsi tramite fasi di partecipazione gestiti con capacità comunicative.  In tale ambito il dirigente diventa un moderno project manager, capace anche di gestire riunioni ed estrarre il meglio dalle specifiche competenze di ciascuno e ordinarne il lavoro per obiettivi e responsabilità.

Questo nell’ufficio dell’edilizia di Cagliari non è mai avvenuto e le carenze si toccano con mano.

L’Ufficio è difatti l’organizzazione che nel suo complesso dovrebbe redigere i format finalizzati alla risoluzione dei problemi sopra evidenziati, anche ricorrendo al supporto professionale delle società vincitrici dell’appalto per la costruzione del SUE.  Ma se l’ufficio non è orientato in questa direzione, i risultati non potranno mai arrivare, così come lamentano tutti gli operatori di settore ma, se intervistati, anche gli addetti interni.

I rapporti esterni

Per ridurre il carico di lavoro occorre sfrondare tutto ciò che è inutile e che prescinde dalla logica e dal buon senso.

Laddove le procedure autorizzative siano semplici o addirittura inutili, dovranno necessariamente essere gestite ricorrendo a semplici format on line, compilabili in maniera certa, così come ormai avviene anche in siti di società minori, quando ad esempio occorre produrre un banale preventivo o una richiesta di contributi e agevolazioni,  per cui al termine della compilazione dell’istanza è il sistema stesso che rilascia una ricevuta comprovante l’avvenuto adempimento di quanto si rende necessario.

Anche la sola risoluzione delle “opere interne” o interventi minori, determinerà una drastica riduzione dei citati 3500 fascicoli attualmente in giacenza.

Oggi le pratiche sono introdotte con la compilazione di istanze in fac simile, preparate dall’ufficio, alcune delle quali superano le trenta pagine. In esse la lista delle dichiarazioni di asseveramento e autocertificazione è lunghissima. Che senso ha chiederla se poi l’ufficio le controlla tutte in ogni risvolto? Non sarebbe più sensato effettuare solo dei controlli a campione, attribuendo al singolo, professionista o semplice utente, la responsabilità di quanto afferma?

In realtà il rapporto è impostato per essere conflittuale all’origine, e spesso il richiedente esterno è considerato un potenziale disonesto da cui è bene diffidare. Tale percezione determina consistenti  rallentamenti nell’azione amministrativa, mentre al confronto sereno tra utenza ed uffici si è sostituito un paradossale girone dantesco.

E’ sicuramente possibile anche la progettazione di protocolli e format differenziati per le varie fattispecie, con un costo iniziale significativo ma che sarebbe certamente ripagato con gli anni, sia in termini economici ma anche di salute degli operatori e di capitale sociale.

Solo dalla riduzione del numero di pratiche da istruire manualmente, e del numero di operazioni burocratiche da effettuare, si potrà ottenere un miglioramento.

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Lettera aperta agli abitanti di Medau Su Cramu

Cari concittadini abitanti di Medau su Cramu, residenti nel Parco Regionale di Molentargius.

Alle prossime elezioni sarò candidato con la lista “Massidda Sindaco” per cui, con la presente, cercherò di offrirVi delle buone ragioni per votare me.

Probabilmente ricorderete il mio impegno pluriennale nel portare al dibattito pubblico i temi del Parco e, quindi, del vostro quartiere. Oggi, come allora, sono convinto che la politica non abbia dato risposte adeguate alle necessità del Parco, Vostre e della città nel complesso, soprattutto in rapporto a quelle che erano le iniziali aspettative. Sappiamo tutti  bene, infatti, che all’interno del quartiere mancano alcuni degli essenziali servizi del vivere civile e che il contenzioso in essere, con le amministrazioni comunali, il blocco delle richieste di condono, hanno disatteso ogni aspettativa.

Se l’idea di un piano di riqualificazione urbana, secondo i dettami della legge sul condono edilizio, la 47/1985, è superata dai tempi e dagli eventi, non più praticabile, è ancora vero che la stessa legge istitutiva del Parco prevedeva come elementi cardine, e ragioni costitutive, il ripristino dell’attività produttiva delle saline, il recupero, per fini produttivi e dell’accoglienza turistica, dei volumi degli ex Monopoli.

La bonifica del 1998 portò con sé molti elementi positivi e ripulì l’ambiente che ormai si presentava come una discarica a cielo aperto, tuttavia alcuni espropri si sono dimostrati ingiustificati e hanno tolto spazi all’agricoltura urbana, a favore di aree verdi che oggi sono prevalentemente deserte. Sono state fatte cose pregevolissime ma ci sono stati anche degli sprechi.

Il Piano del Parco doveva obbligatoriamente essere redatto e approvato dopo sei mesi dall’approvazione delle Legge istitutiva, del Parco medesimo, ma le amministrazioni di questi ultimi dieci anni non sono state in grado di produrre altro che delle scarne “Linee guida per la redazione del Piano…”.

Questo documento comunque, ribadisce la necessità di ripristino delle attività produttive suddette ma indica, anche, la volontà di trasformare il vostro territorio in un villaggio, laboratorio di agricoltura urbana, unico nel suo genere.

Questa è la reale e unica possibilità di riqualificazione e miglioramento del quartiere e delle vostre condizioni di vita.

Io sono convinto, oggi come allora, che il Comune debba finalmente farsi carico del problema e guidare tutto il Consorzio dei Comuni partecipanti nell’Ente Parco alla realizzazione tempestiva di quanto indicato.

Non sarà un progetto che si realizza in mesi e neanche in un anno, ma necessità di un procedimento ordinato da una volontà politica forte. Non vi è la possibilità e non voglio, pertanto, alimentare false  illusioni.

Quel che è certo, e su cui vi chiedo di fare affidamento, è la messa a disposizione delle mie competenze e dell’assoluto impegno per la realizzazione dell’impresa. Per poter essere realmente operativo ho però necessità di entrare in Consiglio Comunale e per questo ho bisogno del voto di tutti Voi che qui sto pubblicamente chiedendo.

Io resto disponibile per qualsiasi incontro di ascolto e risposta alle vostre istanze.

Cordialità

Antonello Gregorini

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Le opportunità di una Cagliari con cultura Svizzera e cantonale

di Antonello Gregorini

Ieri, CANTON MARITTIMO, alla Lega Navale di Cagliari, ospiti di Riprendiamo la Sardegna e di Rossano Farci, Enrico Napoleone e Andrea Caruso hanno impiegato circa tre quarti d’ora per raccontare gli inizi e gli sviluppi del loro progetto sul Canton Marittimo. Come , dalla iniziale provocazione, di una scritta sulla scheda elettorale, si è arrivati trasforma nel progetto per la Sardegna più recensito al mondo, negli ultimi anni, che ha portato a in un incremento delle presenze di visitatori svizzeri, su terra sarda, del 30%.

Basterebbe questo per encomiarli ma dagli sviluppi del dibattito conclusivo non è emersa una percezione unica e di apprezzamento.

L’italiano- Istriano-Sardo ha richiamato alla memoria il sangue versato e l’amore verso la patria italiana, altri hanno segnalato il fatto che, gli Svizzeri, non sono propriamente i luminari di umanità e giustizia ma il paese delle banche e dei riciclatori delle peggiori nefandezze, e che, se proprio dobbiamo scegliere con chi sposarci, meglio la Germania…

Con difficoltà Andrea Caruso ha spiegato gli aspetti positivi e culturali del progetto, il guadagno che si avrebbe dall’avvio di relazioni di amicizia e scambio tra le due regioni, opposte e per molti versi complementari, la proiezione di lunghissimo periodo del progetto e la sua democraticità non violenta. Non riesce a nascondere, tuttavia, un risentimento verso l’Italia e la volontà di rivalsa per una Sardegna storicamente trattata come la colonia da cui tagliare i boschi, estrarre i minerali e insediare la petrolchimica, senza alcun reale progetto di bonifica e di compensazione delle esternalità; la cui storia e la cui lingua sono state relegate nel limbo delle culture. Non nasconde, insomma, una volontà di secessione democratica e non violenta dall’Italia matrigna perfida.

Del progetto Canton Marittimo, ormai, si conosce molto e non sarà la mia recensione a incrementarne la fama. Personalmente tendo a cogliere solo i tanti aspetti positivi, e di negativi non riesco a intravvederne.

Delle informazioni sulla Svizzera date ieri dai due relatori ho colto due elementi che andrebbero mutuati per la nostra città e la nostra isola. I politici svizzeri si definiscono di “milizia”, nel senso che continuano a svolgere la loro professione e considerano il periodo di impegno politico una mera devoluzione della militanza che ogni cittadino deve offrire alla comunità. La seconda è l’identificazione delle loro città, propria dell’ordinamento amministrativo, quali “città impresa”, in competizione fra loro stesse nell’attrazione di capitali e visitatori.

Tutto ciò ha portato il paese ad aver integrato un 25% di stranieri immigrati o rifugiati, con un tasso di disoccupazione di circa il 3%, pressoché nullo e un tasso di continua crescita dell’economia.

Sogno, quindi, e penso a Cagliari come città impresa, in relazione continua con la Svizzera, ma non solo. Una città ricca di opportunità e capace di progettare il proprio sviluppo con coraggio, dagli enormi spazi e volumi trascurati e dismessi, da riqualificare e valorizzare. La “città del benessere e dell’accoglienza”; capace di offrire opportunità per capitali esterni, anche svizzeri quindi, su progetti belli e proficui per entrambi, pubblico e privato; una catena di relazioni, scambi e sviluppo virtuosi che migliorano la nostra condizione.

Penso al Parco del Molentargius e ai suoi cespiti economici principali, definiti da ripristinare nella legge istitutiva, per la quale non si è mai stati conseguenti.  Le saline e i volumi per la talassoterapia degli ex monopoli ceduti alla Regione; l’ex peschiera di fianco alle caselle salanti; il villaggio da trasformare in esempio unico di area urbana rurale, dai cicli energetici e di consumo chiusi. Un sogno, appunto, ma che può essere realizzato e che è già su carta.

Il Molentargius giusto per fare un esempio ma, come ogni buon cagliaritano sa, gli esempi che si potrebbero portare sono  tanti, da Santa Gilla a Sant’Elia; Dal centro storico del San Giovanni di Dio, l’Ospedale Militare, il Palazzo delle Scienze, Buoncammino; sino a Tuvixeddu, dove l’accordo di programma attende che una buona amministrazione medi e risolva il contenzioso. Senza contare che oggi, la prospettiva di città metropolitana consentirebbe di ragionare su pianificazioni di larghissima scala.

Di una cosa sono certo,comunque, in Svizzera e nel Canto Marittimo queste opportunità sarebbero state colte e sostanzialmente è questa l’essenza del buon progetto di Andrea ed Enrico a cui va il mio plauso.

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