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Se io fossi giovane, in ordine alla crisi economica, al debito pubblico e a tutto ciò che oggi si chiede e ne consegue, MI SENTIREI PRESO IL CULO.
Cosa intendo? Questa cifra fenomenale di (nel 2010 1.843.015 milioni di euro) dovrà essere restituita da qualcuno. Questo calcolo viene sempre rapportato all’aspettativa di vita dei debitori. Ne emerge che i maggiori debitori sono i giovani, cioè voi.
Sostanzialmente si può affermare che la generazione precedente alla mia, e in parte la mia, ha fondato il proprio benessere prendendo a prestito il carburante monetario e mettendolo in conto alle generazioni future.
Questo preteso benessere il più delle volte ha portato non a investimenti reali , consolidati e verificabili, ma semplicemente a puro sperpero che mirava all’arricchimento di una pletora di farabutti e ladri o, quando andava bene, per assistere una moltitudine di gente che pretendeva e pretende di allargare la sfera dei diritti costituzionali a carico della fiscalità delle generazioni future, spesso senza svolgere, nella realtà, un vero lavoro produttivo ma, semplicemente, girando a vuoto in previsione di un reddito artatamente generato.

I GIOVANI se avessero CARATTERE si incazzerebbero e manderebbero a fare in culo la generazioni di vecchi, me compreso, causa dei loro problemi.
I GIOVANI non solo oggi si ritrovano a dover pagare un debito folle ma neanche godono dei benefici del debito. I giovani sono, per dirla in sardo “currurusu e appaliasu” (cornuti e aggiogati).
Anzi
Oggi i giovani disoccupati soffrono proprio a causa dell’impossibilità per lo Stato di fare investimenti perché tutto ciò che si potrebbe investire va in pagamento interessi, pagamento di rendite, e dei cosiddetti “diritti acquisiti” che si contraddistinguono, appunto, per la qualità acquisitiva.
Ai GIOVANI conviene che lo stato italiano faccia DEFAULT.

Perchè?

Perché il danno non l’hanno procurato loro e non è giusto che ne paghino le conseguenze.
Perché male andando dopo il DEFAULT tutti se la passeranno male ma soprattutto quelli che vivono di rendita e non sono più produttivi, compresi i pensionati e quelli il cui lavoro non è giustificato da scambi veramente necessari.
Per i giovani è meglio farsi carico oggi dei vecchi in una prospettiva futura che restare succubi e “bamboccioni”, compatiti e a volte sbeffeggiati, alle dipendenze di vecchi con rendite o di altri giovani che hanno conquistato il posizionamento sociale non per meriti propri.

Insomma, per essere operativi: Voi GIOVAN dovreste promuovere la nascita del “Movimento giovanile per il DEFAULT e la nascita di una nuova Repubblica”.

Io, vecchio di un altra generazione, ne comprenderò le ragioni di fondo.

Stasera a Cagliari ci sarà Luciano Gallino, ospite di SEL e di Zedda. Ho letto le sue più recenti interviste. Condivido le analisi sulle aberrazioni, le iniquità sociali e quant’altro appartenente alla sfera del politicamente corretto.
Parla di new deal attraverso politiche keynesiane. Dimentica che queste hanno portato al debito pubblico e che, in definitiva, a prescindere dai collassi finanziari, questo è il grosso problema dell’Italia. Chi andrà gli chieda, a lui ma anche a Zedda, per favore, dove pensano di prendere i soldi? O meglio come pensano di riattivare processi di scambio incrementali dell’economia per poter avviare politiche di equità e ridistribuzione?

A leggere i commenti del fine settimana l’impressione che si ricava è di un blocco frontale fra i vari ceti del paese.
Per strada, dove raccolgo firme per i referendum regionali, mi imbatto in persone disilluse e che manifestano sentimenti di odio verso la politica e la classe dirigente.
Inutile fare del populismo. La formazione del debito pubblico contiene di tutto: inefficienze; sprechi; pensioni baby; cassa integrazione reiterata; invalidità fasulle; finanziamenti a industrie decotte; progetti lavoro inutili; finanziamenti a imprese mai nate e a imprenditori truffatori. Tutti dentro, con una quota più o meno alta di responsabilità. Anche i giovani: attraverso i loro genitori.
Sembra però che tutti, ma proprio tutti, ci abbarbichiamo sulle nostre ragioni e non intendiamo mollare, soprattutto quando ci pare che “le manovre” tolgano più di quanto viene tolto all’altro.
La fase successiva è il blocco delle scelte possibili e il crollo della fiducia. La fiducia è il carburante dell’economia e degli scambi: quando viene meno si sprofonda in una condizione di retrocessione economica. Potrebbe essere decrescita felice (Latouche); l’austerità che porta rinnovamento ed etica (Berlinguer); la depressione che riduce gli impatti ambientali? C’è anche questo, naturalmente, fra le molteplici facce della realtà.
C’è la decrescita ma senza la felicità!

NOTA STAMPA

Come uno scolaro che si riduce i compiti la Sardegna si è ridotta il lavoro da fare sul fronte delle rinnovabili e del processo di trasformazione dell’economia e del lavoro.

Qualche giorno fa il Governo uscente ha approvato il decreto sul burden sharing, ossia sulla ripartizione tra le Regioni dell’obiettivo sulle rinnovabili per il 2020. Un decreto che prevede anche controlli e sanzioni progressive: “un richiamo a partire dal 2014 e un vero commissariamento delle politiche energetiche previsto per le regioni inadempienti dal 2015”.
In questa tabella sono riportati gli incrementi necessari espressi in percentuale pubblicati dalla stampa specializzata.

http://qualenergia.it/articoli/20111115-burden-sharing-rinnovabili-saranno-commissariate-le-regioni-inadempienti

La sottostante tabella riporta invece i dati che circolavano all’inizio di ottobre e che evidentemente sono stati variati.

http://qualenergia.it/articoli/20111003-ecco-le-quote-ripartizione-burden-sharing-rinnovabili-nelle-regioni-italiane

Per la Sardegna a inizio ottobre le previsioni erano di una quota del 20%. Nel decreto infine emanato invece sono state ridotte al 17,8%. Questo è avvenuto perché è stata la Regione stessa a chiederne la riduzione adducendo motivazioni che riguardano principalmente i “problemi di rete” e cioè la quantità di energia che la rete, ma in particolare i collegamenti della rete interna a quella nazionale, possono attualmente sopportare.
Questa scelta a nostro avviso denota scarsa lungimiranza in quanto le fonti rinnovabili, oltre che un affare per l’ambiente, sono un affare per le tasche e il lavoro dei Sardi.
Per dare riscontro a questa evidenza che nessuno più nega occorre, però, implementare un progetto di sviluppo e di trasformazione sociale d’avanguardia, che dia risposte al problema tecnico della conservazione dell’energia prodotta discontinuamente dagli impianti di fonti rinnovabili. Jeremy Rifkin, animatore culturale e estensore di master plan e di sviluppo per le maggiori istituzioni mondiali, davanti a questa scelta sarebbe inorridito.
Non è accettabile pertanto la scelta fatta da una Regione che, quotidianamente reclama un ruolo da regione innovatrice ma che, nella realtà, è incapace di implementare politiche coraggiose e d’avanguardia.

Se ci fosse qualcuno, degli amici di facebook, interessato a partecipare ai lavori di un CENTRO STUDI di tematiche legate all’evoluzione della Sardegna, organico ai Riformatori Sardi, e di cui io sono responsabile, è pregato di fare un cenno anche, se preferisce, in forma riservata, indicando quali potrebbero essere le materie di sua competenza. 33548088